Mario Andretti

August 20th, 2018

Mario Gabriele Andretti (Montona, 28 febbraio 1940) è un pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa.

Nato nel 1940 a Montona nell’allora provincia di Pola, all’epoca italiana, lasciò l’Istria nel dopoguerra quando la famiglia, dopo l’assegnazione della regione alla Jugoslavia, fu dislocata in un campo profughi di Lucca. Prima di lasciare l’Italia svolse il lavoro di aiutante meccanico in una officina di Lucca. Appassionato di automobilismo corse le primissime gare all’età di tredici anni e fu spettatore della Mille Miglia. Nel 1955 ottenne, insieme alla sua famiglia, il visto di ingresso per gli Stati Uniti stabilendosi a Nazareth, in Pennsylvania, e nel 1964 divenne cittadino statunitense.

Mario e suo fratello gemello Aldo cominciano a correre nel 1958 in gare locali di “dirt track” alternandosi alla guida di una vettura turismo da loro elaborata, ottenendo subito risultati ottimi e, dopo un incidente quasi fatale occorso al fratello alla fine della loro stagione di debutto, Mario passa alle “sprint cars” e poi alle “midget” (categorie che gareggiano su corti ovali sterrati) e poi nel 1963 di nuovo alle “sprint cars” nelle gare organizzate dall’USAC. Sotto le insegne di quest’ente organizzatore, gestore dell’USAC National Championship – categoria di punta delle monoposto americane che, nata dall’AAA e decaduta nella prima fase di vita della CART (1979-1995), si rivitalizzò riproponendosi sotto mutata nomenclatura, IRL (Indy Racing League) nel 1996 – comincia a crearsi una solida reputazione: in queste gare per monoposto (disputate su vari ovali e su qualche tracciato stradale) ottenne la prima vittoria nel 1965, conquistando quell’anno anche il titolo e riconfermandosi nel 1966. Come molti piloti attivi negli stessi anni si cimenta contemporaneamente in diverse categorie: alla fine del 1965 debutta con le vetture sport, con cui disputerà per lunghi anni gare selezionate del campionato CanAm e del Mondiale Marche, conquistando per ben tre volte la 12 Ore di Sebring (assoluta nel 1967 e nel 1970, vittoria di classe nel 1969) e salendo più di una volta sul podio della 24 Ore di Le Mans, cui partecipa per la prima volta nel 1966 al volante di una Ford GT40, mentre nel 1967 partecipa al campionato NASCAR, vincendo poi in questa categoria la 500 miglia di Daytona.

L’anno seguente fece il suo esordio in Formula 1 con la Lotus. Iscritto, non partecipò al Gran Premio d’Italia, conquistò la pole position nella sua prima apparizione al Gran Premio degli Stati Uniti. Anche nel 1969 corse con la Lotus per tre Gran Premi senza riuscire mai a vedere la bandiera a scacchi. Nella stagione affrontò anche il campionato USAC, che vinse, aggiudicandosi anche la 500 miglia di Indianapolis.

Nel 1970 passò alla March con cui corse 5 Gran Premi e conquistò il suo primo podio (terzo) nel Gran Premio di Spagna. La Ferrari lo ingaggiò per la stagione 1971. Andretti ottenne subito la vittoria nel Gran Premio d’apertura in Sud Africa, condita con il giro più veloce. Anche nella stagione successiva il pilota italoamericano corse per il cavallino alcuni gran premi di formula 1, ottenendo 4 vittorie in gare riservate per vetture sport.

Dopo un anno di assenza dalla formula 1 durante il quale corse assiduamente in America, Andretti vi tornò nel 1974 con una scuderia statunitense, la Parnelli. Con questa scuderia nel 1975 conquistò punti in Svezia (quarto) e Francia (quinto), nonché il giro più veloce in Spagna.

Dopo un gran premio con la Lotus (Brasile) e due con la Parnelli (Sud Africa e Gran Premio degli Stati Uniti-Est in cui conclude sesto), Andretti nel 1976 concluse la stagione con la scuderia di Chapman. Ottenne una vittoria nell’ultima gara (Gran Premio del Giappone), interrompendo un digiuno per la casa inglese che durava da 31 gare; una pole position (sempre in Giappone) e due podi (Gran Premio del Canada e Gran Premio d’Olanda).

Nel 1977 la Lotus lanciò il modello 78, la prima vettura da Gran Premio che sfruttava l’effetto suolo. Andretti conquistò 4 vittorie, 7 pole, 4 giri veloci e chiuse terzo nel campionato mondiale.

Con il modello 79 la Lotus diventò imbattibile l’anno seguente, che incoronò Andretti Campione del mondo. Le 6 vittorie, i 3 giri più veloci e le 8 pole position dimostrano la superiorità del pilota italoamericano (agevolata anche dagli ordini di scuderia che imposero al suo compagno Ronnie Peterson di non attaccarlo) e della Lotus. La vittoria fu amara in quanto coincise con Gran Premio d’Italia durante il quale proprio il compagno Peterson morì per i postumi di un incidente al via della gara.

Le due rimanenti stagioni con la Lotus furono deludenti. Nel 1979 Andretti lottò per il titolo solo nelle prime gare, conquistando l’unico podio in Spagna.

Nel 1980 addirittura conquistò un solo punto all’ultima gara (Gran Premio degli Stati Uniti-Est).

Passò con l’Alfa Romeo l’anno seguente, conquistando un quarto posto nella gara d’esordio (Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest). Chiuse la sua carriera in Formula 1 nel 1982, correndo un Gran Premio per la Williams a Long Beach e gli ultimi due per la Ferrari, orfana di Didier Pironi. Il grande ritorno fu positivo: Andretti conquistò la pole position nel Gran Premio di Monza, chiudendo terzo e contribuendo alla vittoria del titolo costruttori della scuderia italiana.

Chiuse la sua carriera in Formula 1 a Las Vegas con un ritiro. In occasione del Gran Premio degli Stati Uniti-Est 1984, fu aggiunto dalla scuderia Renault come riserva, in qualità di potenziale sostituto di Tambay, il quale si era infortunato a Monaco a seguito di un incidente che aveva coinvolto anche il compagno di squadra del francese Warwick.

In carriera nella Formula 1 ha vinto in tutto 12 Gran Premi validi per il campionato del mondo, ha conquistato 180 punti e ha condotto in testa per 799 giri (3.577 km).

Abbandonata la Formula 1, continuò per molti anni nelle altre due massime serie a ruote scoperte, contando che il titolo USAC pur sempre continuava ad essere assegnato fino al 1995, computando la sola gara della 500 Miglia di Indianapolis. Vinse assieme alla scuderia Newman-Haas il titolo nel 1984. Dal 1983 al 1994 corse esclusivamente con la scuderia fondata dall’attore Paul Newman e da Carl Haas, che sarà coinvolto nel 1985 nel progetto ‘Lola Beatrice’ F1. Annuncia il suo ritiro dalle corse in monoposto alla fine del 1994, dichiarando però la sua intenzione di correre ancora alla 24 ore di Le Mans, cosa che farà in alcuni degli anni successivi, fino al 2000, sua ultima partecipazione. Nella stessa stagione disputa anche una gara al volante di una Porsche GT. Si dedica quindi alla co-gestione del team di proprietà del figlio Michael. Proprio con una monoposto di questo team torna in pista nel 2003, a 63 anni, per una sessione di prove private sul circuito di Indianapolis, con l’intento non dichiarato di qualificare la vettura e forse di prendere parte alla successiva 500 miglia. Ma quello che avrebbe potuto essere un clamoroso e storico ritorno si conclude con un drammatico incidente durante quello stesso test, dal quale fortunatamente il pilota esce illeso. Ma neppure questa volta Mario Andretti conclude definitivamente la propria carriera. Lo si vedrà spesso pilotare quelle particolari auto biposto derivate dalle monoposto indy, con l’abitacolo allungato posteriormente e con l’aggiunta di un sedile per il passeggero, create per far provare il brivido della velocità a giornalisti e appassionati. In seguito circolerà anche la voce di una sua probabile partecipazione alla 24 ore di Daytona, ma il progetto non si concretizzerà per mancanza di sponsor. Alla fine del 2012, a quasi 73 anni, compie alcuni giri di pista sul circuito di Austin, prima del gran premio del Texas di Formula 1, al volante della vecchia Lotus 78 con la quale si laureò campione del mondo 34 anni prima.

È capostipite di una vera e propria dinastia di piloti. Il figlio Michael è stato un campione CART (mentre la sua unica stagione in F1 – 1993 in McLaren – è stata molto negativa) così come sono stati o sono tuttora piloti professionisti l’altro figlio Jeff, il nipote John (figlio del fratello) e il figlio di Michael, Marco, che nell’inverno 2006 svolse dei test di Formula 1 con una Honda.

Dal 2005 ebbe l’onore di essere inserito nell’Automotive Hall of Fame che raggruppa le più importanti personalità distintesi in campo automobilistico. Nel 2006 è stato nominato commendatore della Repubblica Italiana. Nel 2007 è stato nominato sindaco del libero Comune di Montona in esilio.

Nella sua lunga e prestigiosa carriera ha corso 897 gare vincendone 111 e segnando 109 pole positions.

Nel 2015 gli è stato conferito presso la Camera dei Deputati il Premio America della Fondazione Italia USA.

Nel 2016 ha ottenuto la cittadinanza onoraria della Città di Lucca, città nella quale ha iniziato a coltivare la sua passione per le automobili.

Altri progetti

Farina (1950) · Fangio (1951) · Ascari (1952, 1953) · Fangio (1954, 1955, 1956, 1957) · Hawthorn (1958) · Brabham (1959, 1960) · P. Hill (1961) · G. Hill (1962) · Clark (1963) · Surtees (1964) · Clark (1965) · Brabham (1966) · Hulme (1967) · G. Hill (1968) · Stewart (1969) · Rindt (1970) · Stewart (1971) · Fittipaldi (1972) · Stewart (1973) · Fittipaldi (1974) · Lauda (1975) · Hunt (1976) · Lauda (1977) · Andretti (1978) · Scheckter (1979) · Jones (1980) · Piquet (1981) · K. Rosberg (1982) · Piquet (1983) · Lauda (1984) · Prost (1985, 1986) · Piquet (1987) · Senna (1988) · Prost (1989) · Senna (1990, 1991) · Mansell (1992) · Prost (1993) · Schumacher (1994, 1995) · D. Hill (1996) · Villeneuve (1997) · Häkkinen (1998, 1999) · Schumacher (2000, 2001, 2002, 2003, 2004) · Alonso (2005, 2006) · Räikkönen (2007) · Hamilton (2008) · Button (2009) · Vettel (2010, 2011, 2012, 2013) · Hamilton (2014, 2015) · N. Rosberg (2016) · Hamilton (2017)

1979 Rick Mears
1980 Johnny Rutherford
1981 Rick Mears
1982 Rick Mears
1983 Al Unser
1984 Mario Andretti
1985 Al Unser
1986 Bobby Rahal
1987 Bobby Rahal
1988 Danny Sullivan

1989 Emerson Fittipaldi
1990 Al Unser Jr.
1991 Michael Andretti
1992 Bobby Rahal
1993 Nigel Mansell
1994 Al Unser Jr.
1995 Jacques Villeneuve
1996 Jimmy Vasser
1997 Alex Zanardi
1998 Alex Zanardi

1999 Juan Pablo Montoya
2000 Gil de Ferran
2001 Gil de Ferran
2002 Cristiano da Matta
2003 Paul Tracy
2004 Sébastien Bourdais
2005 Sébastien Bourdais
2006 Sébastien Bourdais
2007 Sébastien Bourdais

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